Alla chiusura stagionale di un albergo, la rete idrica passa spesso da un utilizzo distribuito su decine di utenze a una condizione di esercizio parziale. Alcuni circuiti continuano a funzionare, altri rimangono inutilizzati per settimane o mesi.
È questa differenza, più che la semplice chiusura dell’edificio, a richiedere una gestione specifica del rischio Legionella.
La riduzione dei consumi modifica il ricambio dell’acqua, le condizioni termiche e le modalità di circolazione nei circuiti. Senza un programma adeguato, il periodo di inattività può creare condizioni favorevoli alla proliferazione microbiologica, con criticità che emergono soltanto quando la struttura si prepara ad accogliere nuovamente gli ospiti.
IL FERMO STAGIONALE MODIFICA LE CONDIZIONI DELLA RETE
Durante la stagione di apertura, camere, cucine, lavanderie e servizi comuni generano consumi distribuiti. Alla chiusura, questa configurazione cambia. Alcune utenze vengono escluse dal servizio. Altre continuano a funzionare per il personale presente, per le attività di manutenzione o per l’utilizzo parziale dell’edificio.
Ne deriva una rete con condizioni di esercizio differenti tra zone che, durante la stagione, erano servite dallo stesso sistema di distribuzione.
Le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi del 2015 individuano tra i fattori di rischio la presenza di acqua a temperature comprese tra 20 e 50 °C, le tubazioni caratterizzate da flusso minimo o assente e l’utilizzo stagionale o discontinuo della struttura.
Il ristagno può favorire condizioni idonee alla persistenza e alla proliferazione della Legionella, soprattutto in presenza di biofilm, depositi e temperature favorevoli.
Il rischio non dipende esclusivamente dalla durata del fermo, ma dalla configurazione dell’impianto e dalle condizioni effettivamente mantenute durante l’inattività.
Una struttura chiusa da più settimane non presenta necessariamente le stesse condizioni in ogni circuito. Per questo la valutazione deve distinguere le parti dell’impianto ancora operative da quelle sottoposte a utilizzo ridotto o assente.
LA NORMATIVA COMPRENDE GLI EDIFICI A FUNZIONAMENTO STAGIONALE
Le Linee guida approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015 costituiscono il riferimento nazionale per la prevenzione e il controllo della legionellosi.
Per le strutture turistico-ricettive, la valutazione del rischio Legionella deve considerare le caratteristiche degli impianti, le condizioni di esercizio, le modalità di manutenzione e le situazioni che possono favorire la proliferazione microbiologica.
L’utilizzo stagionale è espressamente individuato come fattore da esaminare.
Il D.Lgs. 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025, disciplina inoltre la valutazione e la gestione del rischio nei sistemi di distribuzione idrica interni degli edifici prioritari.
L’articolo 9 definisce il quadro della gestione del rischio; l’Allegato VIII include le strutture ricettive alberghiere tra gli edifici prioritari di classe C.
Per questa categoria sono previsti l’identificazione del Gestore idrico della distribuzione interna (GIDI) e un piano di autocontrollo degli impianti idrici interni, con controlli minimi relativi a piombo, Legionella spp. e Legionella pneumophila.
Il piano può essere incorporato in documenti di analisi del rischio finalizzati alla prevenzione sanitaria, secondo i criteri previsti dalla disciplina applicabile.
La chiusura al pubblico non elimina le condizioni di rischio presenti nella rete. La pianificazione tecnica deve quindi comprendere anche le modalità di gestione durante l’inattività.
IL PUNTO CRITICO È LA GESTIONE PARZIALE DELL’EDIFICIO
Una struttura ricettiva con più corpi di fabbrica può mantenere in funzione soltanto alcune aree durante l’inverno.
La produzione centralizzata dell’acqua calda sanitaria può continuare a servire uffici e locali tecnici, mentre interi piani di camere rimangono inutilizzati.
In una configurazione di questo tipo, la presenza di un sistema centralizzato non garantisce automaticamente condizioni equivalenti in ogni terminale.
I circuiti poco utilizzati possono presentare tempi di permanenza dell’acqua differenti e condizioni termiche che non coincidono con quelle rilevate nei punti di controllo principali.
Nelle reti idriche complesse abbiamo riscontrato quanto sia importante distinguere le condizioni rilevate in centrale da quelle effettivamente presenti nella distribuzione.
Una temperatura conforme nel sistema di produzione non dimostra, da sola, il mantenimento delle stesse condizioni nei punti più distanti o nelle diramazioni caratterizzate da scarso utilizzo.
Il problema non riguarda soltanto il campionamento finale. Riguarda le informazioni disponibili per stabilire quali parti dell’impianto richiedano controlli specifici durante il fermo.
DALLA CHIUSURA ALLA RIAPERTURA: IL PIANO DEVE SEGUIRE L’IMPIANTO
La gestione preventiva comincia dalla ricostruzione della configurazione reale della rete.
Prima della chiusura occorre individuare i circuiti che resteranno attivi, quelli destinati all’inattività, i punti terminali scarsamente utilizzati e le apparecchiature che richiedono condizioni particolari di mantenimento.
Su questa base devono essere definite le procedure tecniche più appropriate.
Le scelte possono comprendere il mantenimento di determinate condizioni di circolazione e temperatura, procedure di flussaggio programmate, verifiche sui serbatoi e attività manutentive distribuite durante il periodo di fermo.
Non esiste una procedura indistinta applicabile a ogni edificio. Le modalità di gestione dipendono dalle caratteristiche costruttive, dal sistema di produzione dell’acqua calda sanitaria, dalla distribuzione e dai risultati della valutazione del rischio.
Le Linee guida del 2015 prevedono inoltre, per gli edifici a funzionamento stagionale, specifiche attività prima della riapertura: pulizia completa dei serbatoi e della rubinetteria, disinfezione della rete idrica e adeguato deflusso dell’acqua dalle erogazioni.
Per le strutture stagionali è previsto anche il campionamento prima della riapertura.
Il prelievo deve essere pianificato prima degli interventi di pulizia e disinfezione oppure dopo un intervallo congruo dalla loro esecuzione, indicativamente dopo circa 48 ore dall’avvenuta rimessa a regime dell’impianto, secondo le indicazioni tecniche delle Linee guida.
La sequenza dei controlli assume quindi un ruolo operativo preciso: una verifica eseguita nel momento sbagliato può non rappresentare adeguatamente le condizioni che si intende valutare.
DOMANDE E RISPOSTE
Un hotel chiuso deve continuare a gestire il rischio Legionella?
Sì. La chiusura al pubblico non elimina le condizioni di rischio microbiologico eventualmente presenti negli impianti. Le modalità di gestione e le verifiche necessarie devono essere definite attraverso la valutazione del rischio, considerando le condizioni reali di esercizio.
È sufficiente interrompere l’alimentazione idrica?
La semplice interruzione dell’alimentazione non costituisce, da sola, una procedura completa di gestione del fermo. Occorre valutare le condizioni dei circuiti, l’eventuale presenza di acqua residua, le apparecchiature coinvolte e le procedure necessarie per la successiva rimessa in esercizio.
Quali verifiche servono prima della riapertura?
Sono previste attività di pulizia e disinfezione degli impianti e il campionamento prima della riapertura. La sequenza deve rispettare le indicazioni tecniche sul prelievo e tenere conto delle caratteristiche della rete e della valutazione del rischio.
Chi deve documentare le attività eseguite?
Il GIDI è il soggetto attuatore del piano di autocontrollo previsto per gli edifici prioritari di classe C. Il sistema organizzativo deve definire le responsabilità operative e conservare le evidenze relative ai controlli, alle anomalie e alle azioni correttive.
LA CONTINUITÀ DI GESTIONE SI COSTRUISCE PRIMA DELLA CHIUSURA
Nelle strutture ricettive, il passaggio tra due stagioni deve essere ricostruibile attraverso informazioni tecniche coerenti.
Occorre conoscere quali circuiti siano stati mantenuti in esercizio, quali interventi siano stati programmati, quali verifiche siano state eseguite durante l’inattività e quali condizioni siano state accertate prima della riapertura.
È su questa sequenza che si fonda una gestione documentata del fermo stagionale.
Legiopure supporta l’organizzazione dei dati di controllo, degli eventi e delle azioni correttive all’interno di uno storico consultabile. Non sostituisce la valutazione del rischio né le procedure tecniche previste per l’impianto.
Consente di collegare i risultati delle verifiche alle decisioni adottate nel tempo, anche quando le attività della struttura sono sospese o ridotte.
Per una direzione alberghiera, il vantaggio operativo consiste nel disporre di una ricostruzione verificabile delle condizioni dell’impianto, senza dover recuperare a posteriori informazioni distribuite tra manutentori, laboratorio e responsabili della struttura.
La programmazione della riapertura dipende anche dalla qualità delle decisioni prese durante la chiusura.