NEWS / BLOG

Impianti aeraulici negli hotel: cosa si accumula nei canali durante il fermo invernale e perché la pulizia dei filtri non è sufficiente

Impianti aeraulici negli hotel: cosa si accumula nei canali durante il fermo invernale e perché la pulizia dei filtri non è sufficiente

Il Responsabile Tecnico ha fatto sostituire i filtri prima della riapertura. L’impianto è in funzione da tre settimane. Nelle camere del quarto piano, due ospiti hanno segnalato irritazione alle vie respiratorie. I filtri erano puliti.

I canali aeraulici non sono filtri: sono ambienti

Un impianto di climatizzazione centralizzato fermo per 4-6 mesi non è semplicemente in pausa. Nelle condotte — in particolare nei tratti orizzontali e nelle derivazioni a basso flusso — si deposita particolato organico e inorganico, spore fungine, batteri aerobi e biofilm formatosi in presenza di umidità residua. Questo accumulo non viene intercettato dal filtro in ingresso: si trova a valle, nella rete di distribuzione, e viene rimesso in circolazione alla prima accensione stagionale. Il D.Lgs. 81/2008, Titolo X, classifica la contaminazione microbiologica degli ambienti di lavoro tra i rischi biologici per i quali il datore di lavoro ha l’obbligo di valutazione e gestione. Le norme tecniche UNI EN 15780 definiscono i criteri di ispezione e pulizia delle reti aerauliche, specificando le soglie di contaminazione accettabile per tipologia di impianto. Nelle strutture ricettive con impianti centralizzati il livello di criticità è sistematicamente più elevato per tre ragioni: alta variabilità del carico termico, utilizzo discontinuo delle derivazioni verso le camere fuori stagione, presenza di materiali fonoassorbenti interni alle condotte che trattengono il particolato in modo persistente. Le ispezioni su impianti di strutture ricettive riattivati dopo il fermo invernale documentano in modo ricorrente le stesse quattro categorie di contaminanti: particolato sedimentato nei tratti a bassa velocità — con picchi rilevabili di PM10 e PM2.5 nelle prime 48-72 ore di funzionamento — contaminazione fungina da Aspergillus, Cladosporium e Penicillium in presenza di condensa o umidità relativa dell’aria superiore al 60%, biofilm polimicrobico — tra cui Pseudomonas e Stenotrophomonas — nelle superfici interne, deterioramento dei materiali fonoassorbenti negli impianti più datati con rilascio di fibre nell’aria distribuita. Nessuno di questi è rilevabile senza video ispezione robotizzata e campionamento microbiologico specifico.

Perché la pulizia dei filtri non risolve il problema

Il filtro in ingresso all’unità di trattamento aria intercetta il particolato presente nell’aria di rinnovo prima che entri nel sistema. Non ha alcuna azione sulla contaminazione già presente nella rete di distribuzione a valle. Un impianto con filtri nuovi e condotte contaminate distribuisce aria filtrata attraverso un sistema contaminato — la qualità dell’aria nelle camere non rispecchia le condizioni dell’aria in ingresso all’impianto. Questa distinzione è rilevante anche sul piano della responsabilità. Il D.Lgs. 81/2008 richiede al datore di lavoro di valutare l’esposizione dei lavoratori agli agenti biologici e di adottare misure preventive proporzionate al rischio. Una valutazione basata esclusivamente sullo stato dei filtri non soddisfa l’obbligo di valutazione del rischio biologico associato all’impianto aeraulico nella sua interezza. In caso di controllo ASL o di contestazione successiva a un evento avverso, la documentazione del solo cambio filtri non costituisce prova dell’avvenuta gestione del rischio.

Il protocollo corretto e il punto che le strutture più organizzate trascurano

vLa gestione corretta prevede una sequenza precisa.

  • L’ispezione delle condotte tramite video ispezione per mezzo robot consente di rilevare lo stato effettivo delle superfici interne — depositi, biofilm, stato dei materiali fonoassorbenti — senza smontaggio, producendo documentazione fotografica utilizzabile come prova dell’avvenuta ispezione.
  • Il campionamento microbiologico dell’aria quantifica la carica batterica e fungina nei punti rappresentativi della struttura, confrontando i valori rilevati con le linee guida nazionali per la qualità dell’aria negli ambienti confinati.
  • La bonifica delle condotte prevede aspirazione meccanica del particolato e trattamento biocida delle superfici secondo il protocollo ACR (Air Conditioning and Refrigeration), con criteri di accettazione del risultato documentati.

Il punto che le strutture più organizzate tendono a sottovalutare è che un impianto bonificato prima della riapertura non garantisce la qualità dell’aria per l’intera stagione. Le condizioni di contaminazione si ricostituiscono durante l’uso ordinario, con velocità dipendente dalla tipologia di impianto, dal carico di occupazione e dalla qualità dell’aria esterna. Una struttura con alta rotazione di ospiti e utilizzo intensivo degli impianti in periodo estivo può raggiungere soglie di contaminazione critica nel giro di pochi mesi dall’ultimo intervento. La gestione corretta prevede un piano di monitoraggio continuativo con frequenza calibrata sull’analisi del rischio specifica per la struttura — non un intervento annuale a calendario fisso.

Autore

Marco Labianca
Marco Labianca è Fondatore di Airleg Srl. Airleg opera attraverso i pillar ACCA, Airlab, Repura e Legiopure.

Articoli Recenti

Categorie

Categorie

Tags